
La resilienza riguarda le persone che anche in
circostanze avverse riescono, contro ogni normale previsione, a fronteggiare
ogni tipo di contrarietà raggiungendo anche mete molto importanti.
Il concetto di resilienza nasce intorno agli anni 1950-1960 dell’altro secolo dallo psicologo Jack Block dopo un lungo studio effettuato sui bambini e poi da Norman Garmezy sugli adolescenti.
Nel 1974 lo psicologo Glen Elder ha introdotto il concetto che i bambini sono in grado si modellare le proprie vite non come soggetti passivi, come si credeva una volta, ma in forma attiva.
Quindi possiamo affermare che si possono affrontare sempre in maniera positiva gli eventi traumatici che si presentano nel corso della vita affrontando le difficoltà senza comunque modificare la propria identità.
Possiamo anche dire che il termine “resilienza”, derivato dal latino “Resilire” indica la capacità di essere sempre forti e combattivi nelle avversità perché siamo in grado di ricorrere alla propria forza interiore dell’animo.
Pertanto la resilienza è la capacità di essere realmente forti e si concretizza diventando una peculiarità dello stesso soggetto a seguito di molte sofferenze, avversità e lotte che si sono abbattute sul soggetto.
Un’altra peculiarità della resilienza è di restare forti e combattivi davanti ai momenti critici con animo forte, anche perché il soggetto resiliente è colui che trova sempre il modo di superare le ostilità del momento traendone sempre insegnamenti dalle esperienze negative vissute.
Quindi attraverso la resilienza si ha la capacità di lottare per se stessi senza temere le difficoltà che potrebbero sorgere e la persona che la possiede ha sorprendente predisposizione a riuscire sempre ad ottenere benefici, anche quando le difficoltà che lo circondano indicano il contrario.
Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in conseguenza della esperienza e dei processi mentali che ne conseguono.
A questo punto possiamo elencare i tre tipi di resilienza:
1) Istintiva è quella che rappresenta i primi anni di vita dominati da egocentrismo e senso di onnipotenza.
2) Affettiva è quella del tempo della maturazione e della socializzazione
3) Cognitiva è quando il soggetto può utilizzare le capacità intellettive e razionali
Quindi per essere resilienti è necessario avere uno sviluppo affettivo e cognitivo, sostenuti dalla esperienza e dalle capacità mentali valide ed infine anche dalla possibilità di giudicare sempre non solo i benefici ma anche le interferenze affettive ed emotive che si hanno nei rapporti con gli altri.
Infine possiamo affermare che la resilienza è una capacità che può essere appresa e che riguarda prima di tutto la qualità degli ambienti di vita nei contesti educativi e la capacità di un individuo di generare fattori biologici, psicologici e sociali che gli permettono di resistere, adattarsi e rafforzarsi difronte a situazioni di rischio, generando un risultato individuale, sociale e morale.
Il concetto di resilienza indica quindi non solo sapere affrontare in maniera positiva eventi traumatici, ma anche saper riorganizzarsi positivamente nella propria vita davanti alle difficoltà e di essere aperti alle opportunità positive che la vita ci offre, senza alienare la propria identità.
Lo psicologo Andrea Canevano definisce la resilienza come la capacità non tanto di resistere alle deformazioni quanto di capire come possano essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza scoprendo uno spazio al di là di quello concesso dal destino.
È una capacità che può essere appresa e che riguarda prima di tutto la qualità degli ambienti di vita in particolare i contesti educativi qualora sappiamo promuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti.
Esiste anche la resilienza sociale e di gruppo in quanto un gruppo strutturato socialmente forma coesione, appartenenza, e identità.
Il punto da rafforzare è positività che spesso nelle difficoltà lascia posto allo sconforto che genera un pensiero negativo destabilizzante: non bisogna lasciarsi soffocare da questo tanto meno alimentarlo, ma concentrarsi sul fatto che da ogni situazione è possibile trarre un miglioramento, e un riconoscimento aumentando così la resilienza che porta anche all’identificazione dei propri punti di forza, spronando la persona ad accrescerli.
La vostra luce guida, in questo difficile percorso chiamato Vita
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